Il legno vibra.

Tra sei corde lente

una stanza impara il silenzio.


Le dita cercano posto

come animali nuovi

sul bordo di un inverno.


Il legno tiene memoria

di mani che non conosce.

Scricchiola piano

come una porta che decide.


Un suono storto.

Poi un altro.

Poi quel margine d’aria

che somiglia a strada.


Non c’è maestro.

Solo polpastrelli che insistono

finché la pelle

non diventa più dura del dubbio.


Il tempo si accorda male

ma resta.


E tra un errore

e un altro errore ancora

qualcosa si apre.


Un uomo fermo

con il mondo tra le dita

che prova

a non farlo cadere.


Il legno vibra.


E certe vite

imparano così.

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