Cuciture umide
Fruga nelle tasche dei jeans, cercando il suo profondo sentire. Sono ancora bagnati dal mare, dal sudore e dall’unto. Forse è per questo che lo trova stropicciato, divertito, immemore. Non c’è orario sulle lancette, si sono sciolte tra gli orgasmi. Resta solo il ticchettio molle di un polso senza appuntamenti. Le dita pescano sabbia, una ricevuta illeggibile, due granelli di sale e una fame piegata in quattro. La apre piano. Dentro c’è una luce sporca, una di quelle che non illuminano ma fanno venire sete. Il profondo sentire ha perso consistenza, si è fatto avanzo, traccia, macchia d’olio sul pensiero. Ride da solo con la bocca ancora piena di qualcosa che non ricorda ma riconosce. Il mare gli ha lasciato addosso una lingua ruvida, un margine di bestia, una specie di libertà senza educazione. Le tasche colano piano. Non acqua. Non memoria. Un resto tiepido di cose accadute senza chiedere nome. Lui cerca ordine e trova pelle. Cerca senso e trova sale. Cerca una frase e trova il bordo m...