Quasi piove.
Luna piena a sgranare i pori. Non luce. Un setaccio. La notte passava sulla pelle e tratteneva le parti grosse: sale, febbre, due frasi pulite dette con la bocca in guanti bianchi. Il resto cadeva. Sotto il mento un piccolo guasto di temperatura. La clavicola faceva da mensola a un pensiero nostalgico. La frase stava lì Molto dritta. Come una sedia in una stanza dopo un interrogatorio. Così pulita da fare l’amore. Una frase con i denti lavati, buona per lasciare sangue senza sporcare il lavandino. La lingua tastava un taglio che non ricordava di essersi fatta. Nessun sapore preciso. Solo ferro e una specie di educazione. Fuori le stoviglie battevano un alfabeto domestico. Un bicchiere non cadeva. Aspettava. La tovaglia tratteneva macchie con una precisione quasi morale. Lui teneva il volto all’altezza giusta. Sorrideva dalla parte disponibile. Dall’altra un animale piccolo grattava il muro interno del torace. Non disagio. Non timore. Non ancora. Una pressione con le mani fredde. La lun...