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Sangue buono.

Ulivi. Pale di fico. Pelle scalfita. Da lontano mare e vento si sfaldavano sotto una pelle di foglie. Non era bellezza. Era una cosa chiara che non chiedeva di essere capita. Aveva bolle alla gola e al petto, piccole bestemmie d’acqua salite dal corpo senza permesso. Sudava antiche sbornie. Non vino. Residuo. La pelle buttava fuori quello che la bocca aveva lasciato marcire. Si toccava il malleolo come fosse un Lego, un pezzo bianco, sbagliato, rimasto attaccato alla figura. Lo voleva strappare. Non per dolore. Per precisione. Non aveva età. Non sapeva il giorno. Il tempo, lì, non curava. Sgranava. Uno straccio di cuore cucito con filo di spago, ancora sporco di sangue e fili dorati. Oro da poco. Sangue buono. Una cosa povera che provava ancora a brillare. Forse il sale avrebbe saturato tutto. Il suo regno. Il suo membro. Il suo scoglio. Non per salvare. Per seccare quello che insisteva a restare vivo nel modo sbagliato. Tra le orecchie riflessioni masticate come pomodori e basilico la...

Cuciture umide

Fruga nelle tasche dei jeans, cercando il suo profondo sentire. Sono ancora bagnati dal mare, dal sudore e dall’unto. Forse è per questo che lo trova stropicciato, divertito, immemore. Non c’è orario sulle lancette, si sono sciolte tra gli orgasmi. Resta solo il ticchettio molle di un polso senza appuntamenti. Le dita pescano sabbia, una ricevuta illeggibile, due granelli di sale e una fame piegata in quattro. La apre piano. Dentro c’è una luce sporca, una di quelle che non illuminano ma fanno venire sete. Il profondo sentire ha perso consistenza, si è fatto avanzo, traccia, macchia d’olio sul pensiero. Ride da solo con la bocca ancora piena di qualcosa che non ricorda ma riconosce. Il mare gli ha lasciato addosso una lingua ruvida, un margine di bestia, una specie di libertà senza educazione. Le tasche colano piano. Non acqua. Non memoria. Un resto tiepido di cose accadute senza chiedere nome. Lui cerca ordine e trova pelle. Cerca senso e trova sale. Cerca una frase e trova il bordo m...