Anche se le onde
Come quando sulla sabbia cambi passo per non pestare i disegni dei bambini in riva al mare, anche se le onde ne hanno già mangiato un pezzo. Una finestra. Tre lettere. Il muso di un cane. Cammini di taglio. Il piede cerca terra libera con una cautela che nessuno gli ha insegnato. Una caviglia cede appena. Il peso cambia fianco. Il mare lavora basso, all’altezza delle cose fatte con le mani. Le prende dai bordi. Una torre si abbassa. Un nome perde una consonante. Una conchiglia, messa lì per fare un occhio, torna conchiglia. Lui lascia fare. Aspetta che l’acqua faccia il lavoro che il piede ancora evita. Verso sera resta una gobba di sabbia, qualche stecco, un occhio senza faccia. Passa vicino. Più tardi ancora. Finché arriva un giorno in cui il piede smette di accorgersene.