Il legno vibra.
Tra sei corde lente una stanza impara il silenzio. Le dita cercano posto come animali nuovi sul bordo di un inverno. Il legno tiene memoria di mani che non conosce. Scricchiola piano come una porta che decide. Un suono storto. Poi un altro. Poi quel margine d’aria che somiglia a strada. Non c’è maestro. Solo polpastrelli che insistono finché la pelle non diventa più dura del dubbio. Il tempo si accorda male ma resta. E tra un errore e un altro errore ancora qualcosa si apre. Un uomo fermo con il mondo tra le dita che prova a non farlo cadere. Il legno vibra. E certe vite imparano così.