Hai baciato con la lingua l’oceano Indiano, e ti ha soffiato sulla schiena con i suoi monsoni. Hai lasciato che il sale ti disegnasse la pelle, come una mappa segreta per tornare a casa. Hai bevuto il sole fino all’ultima goccia, e lui ti ha insegnato che la luce non si chiede, si prende. E mentre le onde ti trascinavano altrove, hai capito che certi ritorni hanno il sapore di partenze mai finite. Hai affondato i piedi nella sabbia bollente fino a sentirla respirare con te. Hai ascoltato le conchiglie raccontare storie di viaggi che non farai mai, ma che ti appartengono lo stesso. Hai imparato che il mare non promette nulla: restituisce solo ciò che non puoi più perdere. Scavalca il confine della pelle, lascia che l’acqua ti entri negli occhi e li faccia diventare marea. Cammina sul filo invisibile tra due onde e non chiedere dove porta. Accarezza il buio sotto la superficie, scoprine il volto, dagli un nome che non dirai a nessuno. Sputa il sale come fosse verità, e bevilo di nuovo. S...
In un gomitolo di cenere, accartocciato tra le braci di un falò in riva al mare. Era tempo di cambio stagione, le spalle strette fino ai lobi a ogni folata di vento. E poi, a tratti, sudore. Teneva in mano una bottiglia vuota per dirigere l’orchestra, mentre nemmeno le onde sussurravano. Languido nel suo stesso autunno, lasciava cadere i suoi accessori e li copriva prontamente con il piede destro - quello buono, da punizione a bordo area di rigore. Quello dei tiri all’incrocio: lenti, precisi, calibrati. Quello del pennello. Aveva poco da dire e molto da ascoltare. Preferiva, a tutto, pensare. Così sbagliava in casa, senza compromissioni e senza compromessi. Quel non-so-che di vuoto misto a fascino, mascherato da superficiali risa. Sarebbe bastato poco a scalfirlo: una domanda, uno sfioro, un tuffo deciso negli occhi. Aveva mani da elefante: impossibile grattarsi la schiena o togliere una ciglia dagli occhi. Per piccole cose si disperava - cose a cui non faresti caso, altrimenti. Il te...
All’altezza del diaframma sentì un tuono. Denso, fitto, egocentrico. Tossì, come si tossisce in mezzo alla gente, e ci si volta col pugnetto dando le spalle alla conversazione. Una volta il mare era più grande, era più profondo e misterioso. Ora di mari ce ne sono tanti. Una volta per partire serviva un indirizzo. Ora basta un passo che non torna indietro. Una volta bastava scrivere metafore. Ora basta avere sangue nelle vene. Passano passeggiate passate, sull’orlo del vuoto, tra la curva della battigia ancora umida dalla lingua dell’onda, e i marciapiedi. Distolgo lo sguardo, lo allontano, osservo, e scoppio di onestà. “ Ci sono verità che si dicono solo quando gli occhi sono altrove. ” - A.M.