Ho domato il vuoto con un pieno costante, fatto di cicale, orizzonte, strade sterrate. Fatto di pensieri a tutto volume, da impiccare le tempie. Mi sono portata a pranzo sul mare, pieno di tavoli, senza rumore. Ho messo lacrime ad essiccare, per conservarle come monito, tra la mia collezione di sassi. Ho contato i miei respiri come si fa con i passi in salita. Mi sono inchinata a una foglia che tremava da sola, senza vento. Ho lasciato andare il bisogno di chiedere spiegazioni, come si lascia andare un aquilone quando il filo taglia le dita. Non ho detto niente a nessuno, ma ho scritto frasi dentro i muri del petto. Frasi che non chiedono risposta. Frasi che sanno aspettare. Ho sentito il cuore fare il suo mestiere: tenere, battere, resistere. Anche senza applausi. Anche nel silenzio pieno delle cose vive. Ho camminato in direzione ostinata, anche senza meta. Ho dato del tu all’ombra, e del lei al dolore. Mi sono seduta accanto alla mia stanchezza e le ho offerto una pesca. Era matura,...