Sangue buono.

Ulivi.

Pale di fico.

Pelle scalfita.


Da lontano

mare e vento

si sfaldavano

sotto una pelle di foglie.


Non era bellezza.


Era una cosa chiara

che non chiedeva

di essere capita.


Aveva bolle alla gola

e al petto,

piccole bestemmie d’acqua

salite dal corpo

senza permesso.


Sudava antiche sbornie.


Non vino.


Residuo.


La pelle buttava fuori

quello che la bocca

aveva lasciato marcire.


Si toccava il malleolo

come fosse un Lego,

un pezzo bianco,

sbagliato,

rimasto attaccato

alla figura.


Lo voleva strappare.


Non per dolore.


Per precisione.


Non aveva età.

Non sapeva il giorno.


Il tempo,

lì,

non curava.


Sgranava.


Uno straccio di cuore

cucito con filo di spago,

ancora sporco di sangue

e fili dorati.


Oro da poco.

Sangue buono.


Una cosa povera

che provava ancora

a brillare.


Forse il sale

avrebbe saturato tutto.


Il suo regno.

Il suo membro.

Il suo scoglio.


Non per salvare.


Per seccare

quello che insisteva

a restare vivo

nel modo sbagliato.


Tra le orecchie

riflessioni masticate

come pomodori e basilico

lasciati al sole

in un piatto storto.


Pensieri rossi.

Pensieri verdi.

Pensieri acidi

da sputare piano.


Tra le labbra

tulipani appassiti.


Non morti.


Solo impauriti

dal proprio colore.


Stavano lì,

con la testa piegata,

come certe frasi

dette bene

per nascondere

la viltà.


Sapevano di autocritica.


Una buccia sottile

rimasta sotto i denti.


Delusione

senza frutto.


Intorno

gli amici ridevano

con quella precisione

che hanno le cose

quando non ti chiedono niente.


Le loro voci

arrivavano intere.


Faceva quasi male.


Il mare

continuava a fare il mare.


Il vento passava

tra le pale di fico

con dita secche,

precise,

quasi pulite.


Lui cercava qualcosa

senza muovere la testa.


Non un nome.

Non una mancanza.

Non una risposta.


Un difetto d’aria.


Una pressione

spostata di pochi millimetri.


Qualcosa

che forse non era abbastanza.


O forse

era abbastanza

e proprio per questo

andava negato.


C’è una forma di paura

che si veste da lucidità.


Si lava le mani.


Poi lascia sale

su ogni cosa.

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