Si appoggiava con la spalla ad un muretto, con una posa da playboy nello sguardo, e contava i passanti. Aveva fame, di ombre, di cemento, di luce, di futuro. Guarda fuori, guarda dentro, guarda me, guarda te. E tutto il resto, e tutto resta. Sbattuto in faccia come quell’ombrello rotto, come quel telefono in attesa. Un filo consunto dal suo stesso ago, che aveva già intessuto tele di ragno e ne aveva assaporato banchetti. C’è tutto questo tramonto sul giorno che è già alba. Tutti i colori cambiano un secondo dopo l’altro. Quanto spazio troppo spazio regolato dalla ragione che ha più potere di qualsiasi droga. Che si appoggia con ali di farfalla sull’asfalto ruvido e lo incendia di leggerezza. Lasciami fare, lasciami restare, lasciami andare. Prega le religioni che conosci affinché ti diano tregua, prega i fiumi affinché scorrano, i venti affinché soffino, il mare e i cieli affinché ti accolgano, nuda, graffiata, col sale in mano e sulla bocca. Che sia il tempo il maestro di quell...
La prima volta che mi fu detto "Stefania, prepara l'application per una trasferta a Taipei, dobbiamo andare per la quarterly review del Q3 con il resto del global marketing, ne approfittiamo cosi per presentarti ai colleghi in HQ" a inizio Settembre del 2014, ebbi una reazione intima cosi composta e inquetante che solo chi mi conosce davvero bene avrebbe potuto tradurre. Sorrisi, e annuii convinta. "Certo, grazie, procedo subito!". 1) Che significa "prepara l'application"? 2) Ma dov'è Taipei? Non era a Taiwan l'HQ? 3) Q3? Colpito e affondato. Si, HQ sapevo che significava Head Quarter . Giuro. Cosi, in meno di 2 ore, imparai a rispondere a tutte e tre le domande e da allora il mio lavoro ebbe un senso. Fu il mio primo incontro con la sistematicità dell'impero aziendale, e dell'organizzazione burocratica. Nonchè la prima volta che chiesi a Google di spiegarmi dove si trovasse Taipei. Taipei è la capitale e la maggiore citt...
Ho domato il vuoto con un pieno costante, fatto di cicale, orizzonte, strade sterrate. Fatto di pensieri a tutto volume, da impiccare le tempie. Mi sono portata a pranzo sul mare, pieno di tavoli, senza rumore. Ho messo lacrime ad essiccare, per conservarle come monito, tra la mia collezione di sassi. Ho contato i miei respiri come si fa con i passi in salita. Mi sono inchinata a una foglia che tremava da sola, senza vento. Ho lasciato andare il bisogno di chiedere spiegazioni, come si lascia andare un aquilone quando il filo taglia le dita. Non ho detto niente a nessuno, ma ho scritto frasi dentro i muri del petto. Frasi che non chiedono risposta. Frasi che sanno aspettare. Ho sentito il cuore fare il suo mestiere: tenere, battere, resistere. Anche senza applausi. Anche nel silenzio pieno delle cose vive. Ho camminato in direzione ostinata, anche senza meta. Ho dato del tu all’ombra, e del lei al dolore. Mi sono seduta accanto alla mia stanchezza e le ho offerto una pesca. Era matura,...