Un sogno fluido

Una goccia posata su un lago di carta

fissava il suo stesso contorno

e lo lasciava ritrarre, strabordare, deformarsi.


Non sapeva più da che parte fosse il cielo,

se sopra o sotto o intrappolato nel riflesso.

Ogni vibrazione spostava il mondo di un millimetro,

come un pensiero che si piega, ma non si spezza.


L’inchiostro, intorno, la riconosceva.

Le tendeva vene, piccoli labirinti che pulsavano piano,

mentre il bianco del foglio diventava un orizzonte che si chiudeva a chiave.


Non resisteva: si apriva, si spandeva,

fino a non ricordare più la propria forma.

E in quel disordine liquido c’era una strana quiete,

una pace che sapeva di resa,

di gesti dimenticati nel sonno.


Forse sognava di essere mare,

o solo il ricordo di una pioggia.

Forse non era mai esistita del tutto,

solo un battito trattenuto sulla superficie delle cose.


Il silenzio si fece denso,

quasi un respiro.

E capì, o forse lo immaginò soltanto,

che anche l’evaporare è una forma di ritorno,

una lingua che parla senza più corpo,

una promessa che si scioglie per non smettere di esistere.


Un sogno fluido, di terre lontane, di terre vicine, fatte di labbra rarefatte e parole strozzate.






C’è un altro mondo, ma è in questo.” - Paul Eluard 

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