Ho sviscerato un verso, versato, rovesciato, riverso in un calice di vino che non teneva nulla, nemmeno me. Era languido liquido slabbrato, un rosso sfocato che sapeva attraversare i bordi. Aveva lati dilatati o forse dilavati quasi distillati da una bocca che non ricordavo mia. Si allungava, si accorciava, si allagava tra le sillabe come se cercasse un appiglio in un alfabeto inclinato. L’ho visto farsi verbo, poi vago, poi vuoto. L’ho visto respirare contro il vetro, lasciando impronte che sembravano segni o seni o suoni, dipendeva dalla luce. E a forza di tentare forma ha perso sostanza. Si è fatto vapore, vapore ancora, vapore via. Evaporò come evaporano le scuse, i giorni, gli abbracci rimasti appesi. Evaporò evitando vita, schivando fianchi, scampando senso. E nel fondo del bicchiere rimase un cerchio, un' eco, un verso che non avevo scritto e che mi aveva bevuto. “ Amare è così breve, e dimenticare così lungo. ” - Pablo Neruda